lunedì 27 novembre 2017

TIROCINI EXTRACURRICULARI (I.E. POST-LAUREA). FACCIAMO UN PO’ DI CHIAREZZA SULLE INDENNITA’ DOVUTE PEER LEGGE AI TIROCINANTI. LE INDENNITA’ MINIME REGIONE PER REGIONE

Quando nel 2010 ho pubblicato la prima edizione di “Mi sono Laureato! E adesso?”  la situazione era tale per cui avevo finito i tirocini extracurriculari che allora si trovavano in giro in tre categorie;: “buoni” (al tirocinante veniva offerta la possibilità di acquisire competenze e gli veniva riconosciuto un rimborso spese), “cattivi” (il tirocinante come tuttofare per eseguire dei lavori professionalmente non qualificanti o abbandonato a te stesso, senza che nessuno si preoccupi di insegnarli alcunché) e quelli “cattivissimi” dove non ti offrivano alcun rimborso spese e in cui, al primo colloquio, ti ritrovavi di fronte un “figuro” il quale, con assoluta disinvoltura, ti dice “ma caro Dottore (Architetto, Ingegnere ecc.), cara Dottoressa (Architetto, Ingegnere ecc.), a ben guardare è lei che dovrebbe pagarci visto che ci sobbarchiamo l’onere di insegnarle il mestiere…”.

Ancora recentemente mi è capitato di leggere che in Italia “i tirocini sono gratuiti”.  Non è così dal 2013, quando Stato, Regioni e Province autonome hanno sottoscritto le “Linee guida in materia di tirocini extracurriculari” e la competenza su tali tirocini extracurriculari (e su tutte le altre tipologie di tirocini) è stata trasferita alle Regioni e alle Province Autonome sulla base delle quali le singole Regioni e Province Autonome hanno emanato specifiche normative regionali / provinciali.
Premesso che alla base di un tirocinio extracurriculare c’è sempre una convenzione di tirocinio tra l’ente promotore (Università ma non solo), l’azienda ospitante e il tirocinante al quale l’azienda ospitante offre un stage basato su uno specifico progetto formativo.  Nella Convenzione l’ente promotore e l’azienda devono poi indicare i rispettivi tutor.

Qui di seguito una sintesi di quanto previsto dalle normative regionali in tema di durata e indennità  minima (lorda ci dovete pagare le tasse)

ABRUZZO - Min. 2 mesi – Max 6 mesi / € 600 lordi mese.
BASILICATA - Min. 2 mesi – Max 6 mesi / € 450 lordi mese.
CALABRIA – Max 6 mesi / € 450 lordi mese.
CAMPANIA - Max 6 mesi / € 400 lordi mese.
EMILIA ROMAGNA – Max 6 mesi / € 450 lordi mese.
FRIULI VENEZIA GIULIA – Max 6 mesi / € 300 lordi mese.
LAZIO - Max 6 mesi / € 400 lordi mese.
LIGURIA - Max 6 mesi / € 400 lordi mese.
LOMBARDIA - 6 mesi / € 400 lordi mese riducibili a € 300 lordi se al tirocinante vengono forniti buoni pasto / servizio mensa
MARCHE - Max 6 mesi / € 350 lordi mese.
MOLISE - Max 6 mesi / € 400 lordi mese.
PIEMONTE - Max 6 mesi / da € 300 (20 ore settimanali) a € 600 lordi mese (40 ore settimanali)
PROV. BOLZANO – Max 6 mesi prorogabili 12 mesi su richiesta motivata del soggetto ospitate / non c’è un minimo obbligatorio ma se il tirocinante e l’azienda ospitante hanno concordato una indennità viene indicato un importo  orientativo tra € 400 e € 600 lordi.
PROV. TRENTO – 6 mesi prorogabili per altri 6 / minimo € 300 massimo € 600 lordi
PUGLIA - 6 mesi prorogabili per ulteriori 30 giorni / € 450 lordi mese.
SARDEGNA - Max 6 mesi / € 400 lordi mese.
SICILIA - Max 6 mesi / € 300 lordi mese.
TOSCANA - Min. 2 mesi – Max 6 mesi / € 500 lordi mese.
UMBRIA - Max 6 mesi / da € 300 (max 24 ore settimanali) a € 400 lordi mese (25 ore settimanali)

Gli importi delle indennità di partecipazioni sopra indicati sono importi minimi (anche se ho l’impressione che la maggioranza delle aziende ospitanti non abbiano colto la possibilità di aumentarne l’importo …….).
E se vi giunge notizia di un tirocinio senza alcuna indennità, o con una indennità inferiore a quelle sopra indicate quello non è un tirocinio extra- curriculare: chiamiamolo pure lavoro nero.

Maggiori dettagli e spiegazioni su tirocini post-laurea li trovate al cap. 4.2. di “MI SONO LAUREATO! E ADESSO? (N.2. LA RICERCA CONTINUA)”
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© marco bianchi – riproduzione riservata – Novembre 2017

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"Mi sono laureato! E adesso? N.2 La ricerca continua” è la seconda edizione, rivista ed aggiornata, di “Mi sono laureato! E adesso?” pubblicata nel 2010 da Vallardi. La nuova edizione del libro può essere acquistata  sui principali bookstore in versione cartacea ed e-book. La versione cartacea la trovate sui siti amazon.it, stores.streetlib.com e libreria universitaria.it. L’e-book sui siti di amazon, streetlib, libreria universitaria, la feltrinelli, hoepli, kobo, mondadori, libreriabook.it,  e ebooklife.it. Costo? 14,99  la versione cartacea e 10,99 l’epub.

venerdì 24 novembre 2017

DOMANDA: SEZIONE INTERESSI E ATTIVITA’ EXTRAPROFESSIONALI. LA INSERISCO O NO NEL CURRICULUM (NEL CV EUROPASS NON E’ PREVISTA ……..)? ALCUNI ESEMPI E LE POSSIBILI REAZIONI DEI SELEZIONATORI

Una delle domande che mi vengono rivolte più frequentemente dai neolaureati alla ricerca del primo lavoro riguarda l’opportunità di inserire nel CV una sezione dedicata agli interessi e all attività extra-professionali del/della candidato/a. Probabilmente il dubbio e le perplessità derivano dal fatto che il CV Europass (sovente l’unico modello di CV che i   neolaureati conoscono o che, in alcune Università viene proprio loro proposto dal Job Placement) non lo prevede espressamente, o, meglio, quasi lo “nasconde” alle voci capacità  e competenze (relazionali, organizzative, tecniche, artistiche, altre capacità e competenze).
Premesso che, come dico in “Mi sono laureato! E adesso? (n.2. La ricerca continua)”, al pari di tanti altri che nel mondo del lavoro sono alla ricerca di neolaureati, personalmente sconsiglio l’uso del CV Europass e nei prossimi post ne spiegherò i motivi e la lunga e costosa genesi) veniamo al perché la sezione è necessario inserire nel CV “Interessi e Attività Extraprofessionali”.
Il selezionatore che rigira perplesso tra le mani il vostro CV i neolaureati di solito non è interessato soltanto al vostro voto di laurea ed al vostro percorso formativo. Cerca di capire anche chi si “porta in casa” e, prima dell’ipotetico colloquio di selezione, lo fa anche guardando le tue attività extra-professionali.  Nella stragrande maggioranza dei CV dei neolaureati si legge che il/la candidato/a sa lavorare in team, è orientato/a al problem solving, intellettualmente flessibile e capace di relazionarsi con gli altri. Ma il selezionatore dove può trovare nel CV un qualche indizio che forse c’è del vero in tali affermazioni. Proprio negli “Interessi e Attività Extraprofessionali” che troppi neolaureati invece neppure inseriscono nel CV.  Come dico sempre nelle presentazioni di “MI SONO LAUREATO! E ADESSO? (N.2. LA RICERCA CONTINUA)” che faccio qui e là non si assume tanto e soltanto  un voto di laurea, quanto e soltanto una persona, un cervello, una personalità, un carattere.
C’è un secondo motivo, molto più banale, che suggerisce l’opportunità di inserire sempre nel CV di un/a neolaureato/a gli interessi e le attività professionali. Considerata la concorrenza mostruosa che il CV di un neolaureato deve sconfiggere bisogna trovare il modo di differenziare il proprio curriculum da quello degli altri. Magari il selezionatore che ha sulla scrivania decine di curricula non ricordo il tuo nome ma si ricordo qualcosa dei tuoi hobby ("E dove caspita è finito il Curriculum di quello che faceva l'enologo dilettante (un'attività affascinante, almeno per chi scrive)? E la tipa che cantava da mezzo soprano che si è esibito in mezzo Europa, quella almeno probabilmente lo sa già cosa vuol dire lavorare in team...).
Qui di seguito alcuni esempi di interessi e le attività professionali tratti da quelli illustrati su “MI SONO LAUREATO! E ADESSO? (N.2. LA RICERCA CONTINUA)” e le possibili reazioni di chi legge il CV.
“Sono un appassionato di modellismo”: Reazione “sospettosa”. Non è che sei un introverso che passa tutto il tempo chiuso in una stanza? E qual è il titolo della tua tesi? Se la tesi era dedicata ad un argomento iperteorico o di ipernicchia collegando tesi e modellismo il sospetto si irrobustisce ...
“Recito in una compagnia amatoriale (il Teatro dei Pallottolieri di Padova)”. Reazione: Curiosa/ Positiva. Potrebbe voler dire team building e capacità di stare in pubblico senza problemi”.
“Faccio volontariato in una associazione, per cui organizzo eventi e gestisco i rapporti con gli sponsor”. Reazione: “interessante”. Ha capacità organizzative. Sa relazionarsi con manager delle società sponsor che sono già pienamente inseriti nel mondo del lavoro.
Ancora convinti che la sezione Interessi extra-professionali del CV non sia importante e meriti soltanto due minuti della vostra attenzione o proprio non vada messa nel CV? (Nel qual caso la reazione del selezionatore potrebbe essere: “e perché non racconti niente di te e dei tuoi interessi?”)?

© marco bianchi – riproduzione riservata  Novembre 2017

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"Mi sono laureato! E adesso? N.2 La ricerca continua” è la seconda edizione, rivista ed aggiornata, di “Mi sono laureato! E adesso?” pubblicata nel 2010 da Vallardi. La nuova edizione del libro può essere acquistata sui principali bookstore in versione cartacea ed e-book. La versione cartacea la trovate sui siti amazon.it, stores.streetlib.com e libreria universitaria.it. L’e-book sui siti di amazon, streetlib, libreria universitaria, la feltrinelli, hoepli, kobo, mondadori, libreriabook.it, e ebooklife.it. Costo? 14,99 la versione cartacea e 10,99 l’epub.

mercoledì 8 novembre 2017

IL MIO COMMENTO AL POST “Stop ai Curriculum Vitae: Unilever assume grazie all’Intelligenza Artificiale e alla Gamification ” CHE HO CONDIVISO SULLA PAGINA FB DI MI SONO LAUREATO! E ADESSO?


In estrema sintesi il post cì informa che la UNILEVER megamultinazionale U.S.A. (170.000 dipendenti e 400 brand nel mondo) ha rivoluzionato il suo modo di selezionare i junior (va bè diciamo i neolaureati). Un approccio più efficace per meglio individuare i migliori candidati? In realtà, come si legge in commento, tutto si riduce a un modo per risparmiare quattrini: “Andare nelle università, raccogliere ogni tipo di curriculum, scremare quelli non adatti alle posizioni aperte è sicuramente un’attività molto dispendiosa in termini di risorse, sia umane che temporali, con un’incerta efficienza per l’azienda e per i candidati”. E qui già si intuisce che probabilmente UNILEVER ha già raggiunto un tangibile risultato: riduzione dei costi della selezione e del numero dei dipendenti della Direzione Risorse Umane.
E come UNILEVER ha (ri) strutturato la selezione?

CURRICULUM: UNILEVER lo ha eliminato e lo ha sostituito con LINKEDIN fai la tua application da lì. I POSSIBILI CONTRO: Linkedin non è strutturato / non siamo abituati a utilizzare il nostro profilo a mo’ di CV: tra le altre cose su Linkedin mancano delle informazioni che, almeno per me, non sono banali, ovverosia tutte quelle che riguardano le attività e gli interessi professionali del candidato, che il selezionatore utilizza per cercare di capire qualcosa di più sul carattere e sulla personalità del candidato (e su MI SONO LAUREATO! E ADESSO? (N.2. LA RICERCA CONTINUA) ho pubblicato una serie di esempi attività ed interessi professionali con le possibili “interpretazioni” che ne dà il selezionatore).

GAMIFICATION: va a sostituire gli Assessment Center utilizzati da molte aziende. UNILEVER vi propone 12 giochi in 20 minuti (e spero che non siano sempre gli stessi, altrimenti mandiamo avanti un amico e ci facciamo un idea. E comunque ce li facciamo a casa nostra, magari attorniati da dieci amici supercompetenti ……………. Finiti i game il computer fa lo screening e decide chi passare al selezionatore umano. Immagino che UNILEVER pensi che così facendo una sicura efficienza venga così garantita agli junior prontamente informati che non hanno passato il turno. “Bene finalmente qualcuno risponde al mio CV, voglio dire alla mia pagina linkedin”. Vero, però non è il selezionatore che ti risponde, e neppure un qualche umano dipendente in UNILEVER, è di nuovo il maledetto algoritmo (e, come racconto nel mio libro, anche una mia tirocinante ha avuto la sua brava risposta da un algoritmo, sessanta secondi dopo aver inviato la sua application).

IL SELEZIONATORE UMANO: E finalmente se si supera l’algoritmo si incontra un selezionatore umano. Uno. Ma chi? Se una società medio grande assume un candidato junior di solito i selezionatori sono almno due, una della Direzione del personale e l’altro il capo del dipartimento dove il candidato dovrebbe essere inserito.
In conclusione quella di UNILEVER mi sembra una procedura molto impersonale, o forse americana, poco adatta per valutare figure professionali, anche junior, soprattutto se si vuole inserire non una FTE – FullTime Equivalent (l’acronimo americano con cui si contano i dipendenti, i.e. due persone in part-time = un FTE) ma persone da inserire in un team team, con una loro professionalità, ma anche con una loro personalità. Non solo numeri ma anche persone. 

© Marco Bianchi Novembre 2017 – riproduzione riservata 


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"Mi sono laureato! E adesso? N.2 La ricerca continua” è la seconda edizione, rivista ed aggiornata, di “Mi sono laureato! E adesso?” che avevo pubblicato nel 2010 con Vallardi. La nuova edizione del libro è disponibile in versione cartacea ed e-book.

La versione cartacea la trovate sui siti amazon.it, stores.streetlib.com e libreria universitaria.it. L’e-book sui siti di amazon, streetlib, libreria universitaria, la feltrinelli, hoepli, kobo, mondadori, libreriabook.it,  e ebooklife.it (e probabilmente ho dimenticato qualche altro sito). Costo? 14,99  la versione cartacea e 10,99 l’epub.




lunedì 3 aprile 2017

"IL LAVORO? MEGLIO GIOCARE A CALCETTO CHE INVIARE CURRICULUM" O NO? IN MARGINE AL MINISTRO POLETTI

E finalmente trovo il tempo di dire la mia sulla criticatissima frase detta dal Ministro Poletti nei giorni scorsi. Se capisco bene, la frase esatta detta da Poletti era la seguente " 'Nel lavoro si creano più opportunità giocando a calcetto che a spedire curricula'.
In via preliminare va detto che oggi come oggi per i giovani la ricerca del primo lavoro è un problema assillante e vi posso garantire che è angosciante vedere dei neolaureati (sorry per i diplomati ma i neolaureati sono il mio pubblico) bravi e brillanti che faticano e si sbattono per cercarsi di trovare un futuro dopo aver terminato il loro percorso formativo. In questa situazione è necessario pesare le parole, tanto più se si ricopre una carica istituzionale, ed evitare semplificazioni e frasi fatte. La comunicazione deve essere fatta per chi ci ascolta non per noi che già sappiamo, o crediamo di sapere (ma quest’ultimo mio commento non è direttamente riferito alla frase di Poletti).

Andiamo al merito della questione: calcetto v. curriculum. In realtà il cv è lo strumento per entrare in comunicazione con chi dovrebbe assumerti, e, no, anche se l’allenatore della squadra è il tuo potenziale datore di lavoro non ti assume soltanto perché giochi bene (questo ovviamente se il posto non è in una squadra di serie A). Sei certamente favorito se chi sta cercando già ti conosce, ma comunque l’assunzione è anche legata alla corrispondenza tra quello che il tuo CV racconta di te, da un punto di vista professionale e caratteriale, e quello che serve all'azienda.  

Calcetto v. Curriculum. Allora vince il Curriculum? No, probabilmente è un pareggio. Quello che probabilmente intendeva Poletti era che non è che ci si può chiudere in una stanza fidando nel fatto che abbiamo spedito in giro 200 copie del nostro Cv denso dei nostri (passati) successi universitari e rimanere lì in fiduciosa attesa che prima o poi qualcuno Ci risponda. Al contrario bisogna anche arricchire tali successi con altre competenze che acquisiamo interagendo con gli altri, con il calcetto, con l’associazionismo, con il volontariato. Problem solving, team building, project management non sono certo materie d’esame all'università. Bisogna poi ricordare che se I neolaureati devono farsi notare da qualcuno che “cerca”, allora il calcetto, l’associazionismo, il volontariato (o, come ho scritto sul libro la partecipazione ai Master dove i docenti non sono solo professori ma anche manager che prima o poi devono assumere…) sono momenti in cui ci si può far notare, far conoscere da qualcuno che “cerca”. Calcetto o Curriculum? No Calcetto e Curriculum.

Marco Bianchi © riproduzione riservata marzo 2017

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"Mi sono laureato! E adesso? N.2 La ricerca continua Manuale di sopravvivenza per neolaureati alla ricerca del primo lavoro; Curriculum Vitae, Master, Tirocini e colloqui di selezione” è la seconda edizione, rivista ed aggiornata, di “Mi sono laureato! E adesso?” pubblicata nel 2010 da Vallardi. 

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lunedì 1 agosto 2016

L’insostenibile leggerezza dell’Università (in parziale confutazione di “Ma l’università non deve insegnare un lavoro” di Francesco Ferrante).


Ho scritto il post qui sotto riportato dopo aver letto il contributo del Prof. Francesco Ferrante pubblicato il 24 giugno scorso sul sito web lavoce.info e che potete leggere nella sezione "Argomenti" "Scuola e Università" del sito . Lavoceinfo ha pubblicato il mio commento, seppur in versione leggermente ridotta (5.000 battute spazi inclusi max ......). Qui sotto trovate la versione originaledel mio commento

L’insostenibile leggerezza dell’Università (in parziale confutazione di “Ma l’università non deve insegnare un lavoro” di Francesco Ferrante). 

Quale deve essere il ruolo dell’Università? Se mi è consentita la semplificazione, la tesi esposta dal Prof. Francesco Ferrante è che l’Università dovrebbe “fornire competenze generali, e, solo parzialmente, professionalizzanti”. Il compito di “insegnare un lavoro” spetterebbe invece ad altri, le imprese, i datori di lavoro, la collettività, insomma al variegato universo in cui oggi, appena usciti all’Università, si trovano spesso a vagare i neolaureati in cerca di un lavoro. Ciò in quanto, considerata la accresciuta “velocità” dei mutamenti tecnologici e sociali che caratterizzano il mondo attuale, percorsi formativi troppo professionalizzanti correrebbero il rischio di divenire rapidamente obsoleti, e quindi del tutto inutili per lo scopo a cui essi pure dovrebbero dichiaratamente essere destinati, per l’appunto la “professionalizzazione” degli studenti.

La tesi si presta ad alcuni commenti. In primo luogo occorre osservare che, se adottata in maniera acritica, essa potrebbe essere strumentalmente utilizzata per offrire una giustificazione ideologica a quello che tradizionalmente è stato forse il maggior difetto di una parte del mondo accademico, italiano e non solo, quello della autoreferenzialità.

A ciò si aggiunga che nell’interrogarci sul ruolo dell’Università, dovremmo anche tener conto degli interessi di tutti gli stakeholders coinvolti, quelli delle imprese e, ancor prima, quelli dei giovani che si accingono ad intraprendere un percorso universitario. Gli aspiranti universitari probabilmente rimarrebbero quantomeno perplessi nel sentirsi dire platealmente ed esplicitamente che “no, l’Università non deve fornirti delle competenze professionalizzanti (i.e. “non ti insegna un lavoro”), quelli sono problemi di qualcun altro”. E per la verità non è certo questo il messaggio che ritroviamo sui siti di molte Università che anzi, per porre rimedio al calo degli iscritti, spesso pongono al centro della loro comunicazione promozionale proprio il job-placement post-laurea e le future prospettive di lavoro, sottolineando con malcelata soddisfazione, quando per loro possibile, l’alta percentuale di neolaureati che trovano un lavoro appena usciti dall’Università. Il senso del messaggio, promozionale quanto si vuole, e quindi con tutti i limiti dell’advertising, non è tanto fondato sull’Università che fornisce “competenze generali”, e che potrebbe quindi essere percepita come altra rispetto al mondo del lavoro, quanto piuttosto sull’idea che l’Università possa e debba rappresentare per i neolaureati un momento di collegamento con le imprese e con il mondo del lavoro.

Fatte queste premesse è del tutto ovvio che l’Università non possa fondare la propria didattica sui bisogni immediati delle imprese, o proprie sulle volubili mode del momento contingente e non vi è dubbio che sia opportuno tener ben presente l’aumentato tasso di obsolescenza delle competenze professionalizzanti, anche se per la verità tale argomento sembra meglio attagliarsi alle facoltà tecniche e meno a quelle umanistiche.  Per certi versi appare infatti riduttivo parlare genericamente di “Università” in quanto per una valutazione più approfondita dell’adeguatezza della didattica sarebbe necessario verificare la situazione delle singole facoltà (o addirittura delle singole sedi Universitarie).

Di poi il mondo Universitario dovrebbe quantomeno anche interrogarsi se un’analoga obsolescenza non possa essere attribuita ad alcune delle “competenze generali”, da ripensare e rimodellare proprio in funzione dei sempre più rapidi mutamenti tecnologici e sociali del mondo in cui viviamo, così da far spazio a competenze professionalizzati o anche soltanto a “competenze generali”, nuove e diverse, rispetto a quelle tradizionali.  

Considerato che la mia carriera professionale si è svolta al di fuori dell’Università, non posso che limitare i miei commenti di mero stakeholder al gruppo disciplinare e professionale a cui appartengo, quello giuridico.  Lo farò con un esempio di un fatto realmente accadutomi. Avuto l’opportunità di incontrare un gruppo di universitari, alcuni dei quali in procinto di laurearsi, mi resi conto che poco o nulla sapevano in tema di ristrutturazioni d’impresa, concordati in continuità e simili, che, sfortunatamente, negli ultimi anni hanno assunto una importanza rilevante nella nostra professione. 
Alle mie cortesi rimostranze, gli universitari mi spiegarono che nella loro facoltà tali questioni erano riservate ad un mero esame complementare (a fronte di ben quattro esami obbligatori dedicati al Diritto Romano). Sebbene io sia un certo assertore dell’opportunità dello studio del Diritto Romano, in allora mi sono comunque domandato se non fosse opportuno trovare un qualche riequilibrio nella didattica di quella Facoltà, che consentisse un qualche maggior spazio a delle competenze, anch'esse generali, almeno a mio parere, ma più immediatamente spendibili nel mondo in cui inevitabilmente gli universitari, dopo essersi laureati, dovranno cercare un primo lavoro.


In conclusione, quale che sia l’opinione in merito a che cosa debba insegnare l’Università, ritengo che essa non possa limitarsi a cristallizzare e tramandare la didattica da sempre offerta, ma debba invece tentare di valutarla e se del caso modificarla in funzione dei mutamenti nel frattempo intervenuti nel “mondo di fuori”. E se così facendo ci scappa qualche “competenza professionalizzante” probabilmente gli stakeholders, universitari compresi, ne saranno soltanto contenti ………………….  

© marco bianchi – agosto 2017 riproduzione riservata

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martedì 11 giugno 2013

DOMANDA: MA COSA MI CHIEDONO DURANTE UN COLLOQUIO DI SELEZIONE?

Domanda legittima per un neolaureato che si trovi a dover affrontare i primi colloqui di selezione. Che però, di per se stessa, fa capire che ci troviamo di fronte a un neolaureato. Mi spiego. Prima di andare a un colloquio di selezione le domande che dobbiamo farci e per cui dobbiamo prepararci sono DUE e non una, ovvero “1. Che cosa potrebbero chiedermi? 2. Che cosa dovrei chiedere io a loro?”. 
Dopo esserci laureati dobbiamo abbandonare l’idea che a fare le domande siano solo gli altri (a mo’ di esame universitario). Seppur nella consapevolezza del diverso ruolo di selezionatore e candidato, fare delle domande durante il colloquio dimostra al selezionatore (i) che avete meditato e soppesato l’idea di fare il lavoro che vi stanno proponendo e non siete soltanto alla ricerca di qualsiasi cosa (poi magari è vero ma è meglio non farlo capire al selezionatore) e 
(ii) se fate le domande giuste potreste dare al selezionatore l’impressione di essere più consapevoli della realtà del mondo del lavoro, o quantomeno più consapevoli di tanti altri neolaureati  che si sono presentati al colloquio  (poi magari  non è vero ma è meglio non farlo capire al selezionatore, come sopra )
Ma chi vi intervista durante il colloquio? Se si tratta di uno Studio Professionale o di una piccola società probabilmente vi troverete davanti quello che sarà il vostro capo diretto. Se invece il potenziale datore di lavoro è una società di medie grandi dimensioni o addirittura una multinazionale, la  selezione di solito si articola in più colloqui e/o coinvolge più selezionatori. Almeno due, ovvero:
·         Selezionatore della Direzione del Personale (Human Resources) (o un consulente di una società di selezione del personale),
·         Il tuo capo diretto, quello che deve decidere se gli piacerebbe che tu lavorassi per lui. 
Fermo restando che è impossibile generalizzare, in quanto ogni selezionatore ha le sue idiosincrasie e un suo set di domande, aggiuntive rispetto a quelle che fanno tutti, le domande possono riguardare:
·         Quello che hai scritto sul tuo CV (e quello che magari ti sei “dimenticato” di scrivere)
·         Il tuo carattere, la tua personalità (e nelle grandi aziende i selezionatori della Direzione del Personale magari ti fanno anche dei quiz vagamente psicologici)
·          Le tue aspettative per il futuro (le domande classiche sono “dove si vede tra cinque anni?” “Cosa vuol fare “da grande”)
·         Perché ha mandato il suo CV proprio a loro (e qui devi cercare di informarti in anticipo su quello che fanno i tuoi potenziali di lavoro, magari andando sul loro sito web, e trovare un qualche  motivo per spiegargli che sono meglio degli altri).
Le domande da fare “a loro”? “Che cosa farò io da Voi?” è quella più scontata: se ti capita un selezionatore del personale che vede tutti i candidati da assumere, qualunque sia il loro background professionale, probabilmente ti dà poche indicazioni perché anche lui/lei non lo sa poco. Maggiori informazioni le ottieni se/quando incontri il tuo potenziale capo (anche se la risposta vera la pensa ma non la dice “dipende da quello che dimostrerà di saper fare ….”).  
Le altre domande da fare, quelle meno scontate? Sono quelle che riguardano l’Unità Organizzativa / il Dipartimento dove potresti essere inserito (se scelgono te): “Nello specifico di che cosa si occupa, quante persone ci lavorano, chi è il capo e lui da chi dipende, con chi dovrò agire, solo con altri colleghi della stessa Unità Organizzativa / Dipartimento, o con colleghi di altre Unità Organizzative, o proprio con persone esterne (clienti, fornitori, agenti)”. In estrema sintesi devi cercare di capire con chi ti relazionerai se vinci la selezione...

© marco bianchi – riproduzione riservata

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"Mi sono laureato! E adesso? N.2 La ricerca continua Manuale di sopravvivenza per neolaureati alla ricerca del primo lavoro; Curriculum Vitae, Master, Tirocini e colloqui di selezione” è la seconda edizione, rivista ed aggiornata, di “Mi sono laureato! E adesso?” pubblicata nel 2010 da Vallardi.

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venerdì 24 maggio 2013

DOMANDA: MA QUANTO SONO DISTANTI IL MONDO DELL’UNIVERSITA’ E IL MONDO DEL LAVORO?

Fatte le dovute eccezioni per questa o quella facoltà, per questa o quella sede Universitaria, la risposta  sembra semplice. Troppo spesso sono molto distanti, quanto  possono esserlo la teoria e la pratica. Con una differenza: mentre siamo noi che paghiamo per entrare in università (tasse universitarie + libri + tot anni passati a studiare, il tutto a mo’ di corrispettivo per la laurea che porteremo a casa alla fine del percorso), se riusciamo a entrare nel mondo  del lavoro (seppur con tutti i problemi  che ci sono oggi) sono gli altri che  pagano noi, e ovviamente si aspettano che noi si abbia delle conoscenze e si sia in grado di svolgere una attività lavorativa utile e funzionale agli obiettivi di chi, dopo averci assunto, ci paga un corrispettivo  Offro qui due considerazioni:

CONSIDERAZIONE 1. Tenuto conto che mi sono laureato in Giurisprudenza è probabilmente inevitabile che mi venga spontaneo fare un esempio relativo a tale facoltà. Un paio di settimane or sono  mi è capitato di fare una chiacchierata con un gruppo di studenti di giurisprudenza. Nella loro facoltà si ritrovano con ben quattro esami di Diritto Romano obbligatori (Storia, Istituzioni ecc.). In compenso Diritto Fallimentare è soltanto  un esame complementare (e quindi potete anche sceglierne un altro e laurearvi senza nulla sapere in materia di diritto fallimentare). Domanda: ma secondo voi sia che facciate l’avvocato in uno Studio Legale piuttosto che nell'Ufficio Legale di un’Azienda,  quali sono i settori che ancora tirano (nel senso che ci sono ricerche di neolaureati in giurisprudenza?):  almeno a mio modo di vedere ce ne sono almeno due, ovvero Compliance (i.e. Responsabilità Amministrativa d’Impresa ex D.Lgs,231) e ristrutturazione d’impresa (i.e. concordato in continuità, concordato preventivo ecc. insomma tutta roba che rientra nell'ambito degli insegnamenti di diritto fallimentare).  Immaginatevi allora la risposta di un selezionatore “Quattro esami in Diritto Romano, e tutti passati con 30 e Lode! Complimenti dottore. Sfortunatamente le richieste di pareri legali su questioni di diritto romano da parte dei nostri clienti al momento sono pari a zero. Mi dica piuttosto quali conoscenze ha in materia di concordato in continuità …”.

CONSIDERAZIONE 2: Spesso arrivate su questo blog  tramite una ricerca su google. Tra le ricerche apparentemente più gettonate c’è quella relativa al fatto che nel CV Europass non è previsto / non è indicato dove inserire la votazione di laurea e il titolo della tesi. Da qui la stringa di ricerca “NEL CV DOVE METTO IL VOTO DI LAUREA?”. Qul che mi sorprende è che la domanda sembra implicare l’inconscia convinzione che di fronte ad una domanda la risposta sia da ricercare “fuori”  da qualcun altro, da un Professore, da un libro, da Internet, da un blog. In realtà dovremmo cercare di essere noi a darci una prima risposta: se il CV EUROPASS non prevede l’indicazione di una qualche informazione che ci sembra fondamentale o comunque di interesse per il potenziale selezionatore (e sicuramente, almeno nel CV, tali sono voto di laurea  e titolo della tesi)  dobbiamo modificare il modello di CV. Conviene abituarsi fin da subito,  perché poi quando siamo sul posto di lavoro le risposte dobbiamo trovarle noi (e, come ho scritto su “Mi sono laureato! E adesso?” "Ricordati che nel mondo del lavoro esistono più domande che libri con le risposte …quelle devi imparare a trovarle da solo”.

© marco bianchi – riproduzione riservata

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"Mi sono laureato! E adesso? N.2 La ricerca continua Manuale di sopravvivenza per neolaureati alla ricerca del primo lavoro; Curriculum Vitae, Master, Tirocini e colloqui di selezione” è la seconda edizione, rivista ed aggiornata, di “Mi sono laureato! E adesso?” pubblicata nel 2010 da Vallardi.

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