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mercoledì 10 gennaio 2018

DOMANDA: LE AZIENDE DICONO CHE I NEOLAUREATI HANNO LE CONOSCENZE MA NON LE COMPETENZE. MA COSA VUOL DIRE?

Da quando ho iniziato a scrivere “Mi sono laureato! E adesso?” e poi ho iniziato questo blog  mi è capitato di leggere un’infinità di indagini, di statistiche, di interviste a Direttori del Personale, a Direttori di Associazioni Imprenditoralo, ho pressochè sempre trovato una costante nelle risposte “I  neolaureati magari hanno un bagaglio enorme di conoscenze ma gli mancano le competenze”. Finalmente dopo un paio di anni uno dei lettori (anonimo, come spesso accade) mi ha posto la domanda ovvia, ovvero “ma cosa vuol dire avere le conoscenze ma non le competenze?” .

In estrema sintesi vuol dire che non frega più di tanto quello che sai ma piuttosto quello che sai fare (o che sembra sapresti fare). D’altra parte è ance comprensibile. In Università ti sbatti per superare un esame, per beccare un bel voto.  Fuori, continui a sbatterti ma lo fai perché qualcuno ti paga. E ti pagano non per QUELLO CHE SAI, perché altrimenti basterebbe farti un ulteriore esame, e poi passarti uno stipendio a vita. Ti pagano quello per QUELLO CHE SAI FARE.  A tal proposito, ma è solo un inciso ricordo ancora un’intervista con un simpatico Rettore apparsa alcui anni fa sul Sole 24 Ore ove il Magnifico nella sostanza diceva “Ma che cosa volete da noi noi diamo ai nostri studenti una preparazione culturale mica dobbiamo insegnarli un mestiere, a quello ci penseranno altri quando escono dall’Università”.E come nò, tutti noi siamo andati in Università per farci una cultura, e non perché pensavano che l’Università fosse un passo che ci consentisse  di entrare nel mondo del lavoro e costruirci il futuro con la nostra compagna o con il nostro compagno. Chiuso l’inciso.

Torniamo alla domanda “ma cosa vuol dire avere le conoscenze ma non le competenze?” Mi aiuto con degli esempi:

1.  Quando mi capitavo di porre un qualche quesito, un problema, ad uno dei miei neolaureati, la ptima capitava che questi sparisse per due settimane per poi arrivare nel mio ufficio con una simpatica e dotta relazione di venti pagine (le conoscenze). Arggh! E allora mi toccava spiegare che  il cliente, che aveva una professionalità diversa dalla nostra e non era in grado di apprezzare la relazione e che anzi avrebbe preferito una risposta di una pagina in tre giorni. La conoscenza è quella cosa che ci consente di scrivere una relazione di venti pagine in due settimane, ma la competenza è quell'altra cosa che, forti di tale consapevolezza, ci permette di fornire a chi ci paga una risposta corretta nei tempi necessari (non a noi ma a chi ci ha fatto la domanda, e quindi direttamente o indirettamente, a chi ci paga lo stipendio.

2. E’ il tuo primo giorno di lavoro. Ti arriva un mail con un problema molto interessante e complesso e ti ci butti a pesce per risolverlo. E’ il secondo giorno di lavoro, la voce del tuo arrivo si è sparsa, e ti arrivano 100 mail con cento problemi diversi. Cosa fai?
·     Rispondi ai singoli mail seguendo l‘ordine di arrivo.
·     Sei concentrato sul primo mail e sul problema molto interessante e complesso. I 100 mail nuovi li guardi poi.
·        Dai un’occhiata ai 100 mail e scegli di rispondere a quelli che ti sembrano più interessanti.

SUGGERIMENTO: A mio parere, il procedimento giusto è questo:
·         Leggo tutti i mail
·        Rispondo identificando le priorità (in termini di importanza non per me e per quello che mi interessa, ma, ahimè, per quello che è importante per gli altri, i clienti,  l’azienda, quelli che alla fine giustificano lo stipendio che ti pagamo) MA
·         A prescindere dalle priorità, anche se stai facendo un lavoro complesso ed importanti, rispondi subito ai mail per cui conosci la risposta e la risposta è semplice e immediata (15-20 minuti di tempo max per rispondere). Tu ti rilassi per 15-20 minuti lasciando per un attimo il lavoro su cui ti stai spaccando la testa e stupisci/fidelizzi il cliente con la rapidità della tua risposta (che per te è semplice ma magari risolve al cliente un problema che per lui era mportante e angosciante). Hai conquistato la fiducia di un cliente, di un collega e hai contribuito a risolvere un  problema.

CONCLUSIONE (ovviamente schematica): Sapere  le risposte è CONOSCENZA, Sapere gestire le priorità sulla base delle esigenze degli altri e non delle nostre, sapere come utilizzare le conoscenze per comunicare e rispondere a clienti e colleghi è COMPETENZA

© marco bianchi – riproduzione riservata 2017

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"Mi sono laureato! E adesso? N.2 La ricerca continua Manuale di sopravvivenza per neolaureati alla ricerca del primo lavoro; Curriculum Vitae, Master, Tirocini e colloqui di selezione” è la seconda edizione, rivista ed aggiornata, di “Mi sono laureato! E adesso?” pubblicata nel 2010 da Vallardi.

La nuova edizione del libro può essere acquistata sui principali bookstore in versione cartacea ed e-book. La versione cartacea la trovate sui siti amazon.it, stores.streetlib.com e libreria universitaria.it. L’e-book sui siti di amazon, streetlib, libreria universitaria, la feltrinelli, hoepli, kobo, mondadori, libreriabook.it,  e ebooklife.it. Costo? 14,99 la versione cartacea e 10,99 l’epub.



mercoledì 29 novembre 2017

PERCHÉ’ NON SOPPORTO IL CURRICULUM EUROPEO EUROPASS

Nella mia non breve carriera mi è capitato di vedere centinaia di curricula di neolaureati, Italiani o stranieri. Moltissimi candidati Italiani (e ben pochi stranieri) avevano redatto il loro Curriculum utilizzando il formato Europass (il c.d. CV Europeo).

Personalmente io non sopporto il CV Europass e posso assicurare che tanti altri che, come me, stanno "dall'altra parte della scrivania", proprio non lo amano il Curriculum Europeo.

Provate a immaginare il selezionatore/la selezionatrice che si vede arrivare sulla scrivania un centinaio di curricula di neolaureati e immaginatene lo sconforto nello scoprire che sono tutti CV Europass e, a prima vista, sembrano tutti sconsolatamente uguali. E sì che il CV di un neolaureato dovrebbe anche servire per differenziarsi dagli altri e per battere la concorrenza…

Il selezionatore, che di solito non svolge soltanto quella mansione, non ha molto tempo per cercare di distinguere i CV "buoni" da quelli "meno buoni". Visto il poco tempo a disposizione e la montagna di Curricula sulla scrivania, fa una prima scrematura, eliminando, a torto o a ragione visto il poco tempo a disposizione, i CV "che non convincono". Compito arduo e con un maggior rischio di sbagliare se la maggioranza dei CV sono fatti utilizzando il format Europass, in quanto ì CV Europei formalmente sono tutti uguali, appiattiti, e talmente ripetitivi da apparire burocratici al punto da far sì che all’atto pratico non sia semplice cogliere le peculiarità dei singoli candidati.

In realtà il CV Europass, nella sua versione originaria, mi è sempre sembrato il capolavoro del “politically correct”, nel senso deteriore del termine: sembra quasi che lo scopo degli estensori del modello fosse quasi di “nascondere” il carattere e la personalità del candidato. Interessi e attività extra-professionali del candidato non meritavano una sezione ma erano quasi nascosti ed inquadrati alla voce "capacità"(sociali, organizzative, informatiche, artistiche). Bel messaggio per i candidati e per i selezionatori: “Qui contano le tue capacità, quello che sai fare, i tuoi interessi sono fatti tuoi e non del selezionatore”, come se si dovesse assumere “una capacità” e non una persona, che poi le capacità, tanto più in un neolaureato, se non sono soltanto millantate, spesso sono state acquisite proprio svolgendo attività extra-professionali.

Il fine che i redattori del CV Europass probabilmente si proponevano era quello di far sì che la selezione avvenisse sulla base dei soli criteri professionali, senza alcuna influenza delle caratteristiche personali dei candidati e quindi senza il rischio di una qualsivoglia discriminazione. Seppur astrattamente condivisibile, un tale approccio non teneva conto del vero scopo del CV che, quantomeno per i neolaureati, è quello di mettere in risalto, per quanto possibile, le specificità del candidato per differenziarsi rispetto a tutti gli altri candidati e neppure considerava che i datori di lavoro, prima ancora di convocare per un colloquio conoscitivo, cercano di intuire dal CV la personalità, il carattere e le aspettative dei potenziali candidati.

 Altra cosa che mancava, e che manca anche nella versione rivista  nel 2012, è la menzione del voto di laurea, cosa che evidentemente disorientava molti neolaureati italiani che sono arrivati sul mio blog ricercando su Google “Ma nel curriculum Europass dove lo metto il voto di laurea?”.

Tale domanda mi consente di introdurre il secondo motivo per cui non apprezzo il CV Europass. È mai possibile che ci sia un format per tutto, che sempre e comunque ci sia qualcuno che si preoccupa di predisporre un modulo da farci compilare? La realtà, almeno a mio modo di vedere, ma ovviamente tutti sono liberi di dissentire, è che se ti servi del format Europass dai l’impressione di non metterci niente di tuo e corri anzi il rischio di appiattire la tua presentazione, rendendola, almeno all’apparenza, molto simile a tutte quelle dei neolaureati concorrenti. È un po’ la ripetizione di quello che probabilmente ti succedeva all’università (l’approccio top-down, le lezioni frontali con il professore che spiega e gli studenti che ascoltano per capire qual è la risposta giusta all’esame), anche qui qualcuno ti prende per la manina, ti spiega cosa devi fare e tu devi soltanto preoccuparti di seguire le istruzioni (che in effetti ci sono, le trovi sul sito https://europass.cedefop.europa.eu)

Se anche sposi un tale approccio e riesci comunque a ottenere un colloquio di selezione e infine l’agognato posto di lavoro ricordati almeno che questa è probabilmente l’ultima volta che qualcuno ti prende per la mano e che ti passa un format da compilare, ma che d’ora in avanti dovrai cercare di usare la tua creatività e il tuo intuito.

In conclusione, almeno secondo me, molto meglio preparare un curriculum "ad hoc" che, più breve e più semplice da leggere, piacerà di più a chi lo riceve (e gli esempi li trovate al Cap.6 di “"Mi sono laureato! E adesso? N.2 La ricerca continua”. Oltretutto, se il CV lo scrivete bene dimostrate di essere creativi e di non aver bisogno di moduli prestampati da compilare (anche perché se poi riuscite ad agguantare il vostro primo impiego di moduli che vi guidano nel fare il vostro lavoro non ce ne sono più tanti …).

Naturalmente, in ultima analisi, la scelta tra un CV Europass e un curriculum “ad hoc” è soltanto vostra, siete voi che dovete essere convinto che proprio quel CV, così come avete deciso di predisporlo, è il biglietto giusto per “entrare in gara”, correre la corsa e arrivare agli agognati traguardi (il colloquio di selezione, che rappresenta una sorta di traguardo intermedio, e poi il “traguardo vero”, il vostro primo posto di lavoro “post-laurea”). Se però usate il CV Europass dovete aver ben chiaro che non solo potete, ma, almeno a mio parere, dovete modificarlo e integrarlo con quelle informazioni utili e necessarie al selezionatore di turno per farsi un’idea su chi si troverà di fronte nell'eventuale colloquio di selezione, a cominciare dal voto di laurea e dai vostri interessi personali.

Mi rimane comunque l’orgoglio di aver contribuito a migliorare l’esempio italiano di CV Europass pubblicato sul sito europass.cedefop. Quando l’avevo consultato mi ero accorto che alla sesta riga, alla voce “Occupazione Desiderata” si leggeva “GESITONE risorse umane”. “GESITONE” non “GESTIONE” (rileggere sempre il CV …..) Ci avevo fatto un post su questo blog. Ho ricontrollato oggi l’esempio di CV  Europass. L’errore è stato corretto. Anch'io ho dato il mio piccolo, seppur involontario, contributo al CV Europass. Come si suol dire “chi è causa del suo mal, pianga sé stesso”.

© marco bianchi – riproduzione riservata Novembre 2017

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venerdì 24 novembre 2017

DOMANDA: SEZIONE INTERESSI E ATTIVITA’ EXTRAPROFESSIONALI. LA INSERISCO O NO NEL CURRICULUM (NEL CV EUROPASS NON E’ PREVISTA ……..)? ALCUNI ESEMPI E LE POSSIBILI REAZIONI DEI SELEZIONATORI

Una delle domande che mi vengono rivolte più frequentemente dai neolaureati alla ricerca del primo lavoro riguarda l’opportunità di inserire nel CV una sezione dedicata agli interessi e all attività extra-professionali del/della candidato/a. Probabilmente il dubbio e le perplessità derivano dal fatto che il CV Europass (sovente l’unico modello di CV che i   neolaureati conoscono o che, in alcune Università viene proprio loro proposto dal Job Placement) non lo prevede espressamente, o, meglio, quasi lo “nasconde” alle voci capacità  e competenze (relazionali, organizzative, tecniche, artistiche, altre capacità e competenze).
Premesso che, come dico in “Mi sono laureato! E adesso? (n.2. La ricerca continua)”, al pari di tanti altri che nel mondo del lavoro sono alla ricerca di neolaureati, personalmente sconsiglio l’uso del CV Europass e nei prossimi post ne spiegherò i motivi e la lunga e costosa genesi) veniamo al perché la sezione è necessario inserire nel CV “Interessi e Attività Extraprofessionali”.
Il selezionatore che rigira perplesso tra le mani il vostro CV i neolaureati di solito non è interessato soltanto al vostro voto di laurea ed al vostro percorso formativo. Cerca di capire anche chi si “porta in casa” e, prima dell’ipotetico colloquio di selezione, lo fa anche guardando le tue attività extra-professionali.  Nella stragrande maggioranza dei CV dei neolaureati si legge che il/la candidato/a sa lavorare in team, è orientato/a al problem solving, intellettualmente flessibile e capace di relazionarsi con gli altri. Ma il selezionatore dove può trovare nel CV un qualche indizio che forse c’è del vero in tali affermazioni. Proprio negli “Interessi e Attività Extraprofessionali” che troppi neolaureati invece neppure inseriscono nel CV.  Come dico sempre nelle presentazioni di “MI SONO LAUREATO! E ADESSO? (N.2. LA RICERCA CONTINUA)” che faccio qui e là non si assume tanto e soltanto  un voto di laurea, quanto e soltanto una persona, un cervello, una personalità, un carattere.
C’è un secondo motivo, molto più banale, che suggerisce l’opportunità di inserire sempre nel CV di un/a neolaureato/a gli interessi e le attività professionali. Considerata la concorrenza mostruosa che il CV di un neolaureato deve sconfiggere bisogna trovare il modo di differenziare il proprio curriculum da quello degli altri. Magari il selezionatore che ha sulla scrivania decine di curricula non ricordo il tuo nome ma si ricordo qualcosa dei tuoi hobby ("E dove caspita è finito il Curriculum di quello che faceva l'enologo dilettante (un'attività affascinante, almeno per chi scrive)? E la tipa che cantava da mezzo soprano che si è esibito in mezzo Europa, quella almeno probabilmente lo sa già cosa vuol dire lavorare in team...).
Qui di seguito alcuni esempi di interessi e le attività professionali tratti da quelli illustrati su “MI SONO LAUREATO! E ADESSO? (N.2. LA RICERCA CONTINUA)” e le possibili reazioni di chi legge il CV.
“Sono un appassionato di modellismo”: Reazione “sospettosa”. Non è che sei un introverso che passa tutto il tempo chiuso in una stanza? E qual è il titolo della tua tesi? Se la tesi era dedicata ad un argomento iperteorico o di ipernicchia collegando tesi e modellismo il sospetto si irrobustisce ...
“Recito in una compagnia amatoriale (il Teatro dei Pallottolieri di Padova)”. Reazione: Curiosa/ Positiva. Potrebbe voler dire team building e capacità di stare in pubblico senza problemi”.
“Faccio volontariato in una associazione, per cui organizzo eventi e gestisco i rapporti con gli sponsor”. Reazione: “interessante”. Ha capacità organizzative. Sa relazionarsi con manager delle società sponsor che sono già pienamente inseriti nel mondo del lavoro.
Ancora convinti che la sezione Interessi extra-professionali del CV non sia importante e meriti soltanto due minuti della vostra attenzione o proprio non vada messa nel CV? (Nel qual caso la reazione del selezionatore potrebbe essere: “e perché non racconti niente di te e dei tuoi interessi?”)?

© marco bianchi – riproduzione riservata  Novembre 2017

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domenica 3 febbraio 2013

DOMANDA (VOSTRA) E RISPOSTA (MIA): COME GESTIRE IL PERCORSO UNIVERSITARIO (IN FUNZIONE DEL POST-LAUREA)

Mi è arrivato un commento al post  “DOMANDA VOSTRA (E RISPOSTA MIA): MI SONO APPENA LAUREATO, CHE FACCIO? (OVVERO IL KIT DI SOPRAVVIVENZA DEL NEOLAUREATO ALLA CACCIA DI UN PRIMO LAVORO)” che interessa a tutti. In realtà più che un commento si tratta di due domande. Trascrivo qui la prima domanda (alla seconda rispondo con un post successivo)
“DOMANDA: “Nel libro ho letto della necessità di iniziare già durante il percorso di laurea a costruire il proprio CV scegliendo con lungimiranza gli esami del percorso di studi e l'argomento della tesi. In giro però ci dicono che dobbiamo imparare ad essere flessibili, pronti a cambiare lavoro periodicamente. E allora che senso ha costruirsi una specializzazione fin dagli anni della laurea? Se non si trova nulla di attinente nelle offerte di lavoro (o solo stage al termine dei quale si viene puntualmente scaricati), come fare a "riciclarsi" con un CV che va diritto verso un'unica meta?”  

RISPOSTA:   Possiamo dividere il problema in due parti. 

PRIMA CONSIDERAZIONE – I CRITERI DI SCELTA:  i criteri che utilizziamo per scegliere gli esami “complementari”, quelli per l’appunto dove siamo noi a scegliere tra una pluralità di corsi previsti da corso di laurea che stiamo frequentando. Vediamone alcuni (con degli esempi tratti dalla mia esperienza personale fatta a Giurisprudenza nella mia facoltà)  

·         Gli esami facili, quelli che prepari in quindici giorni, prendi un bel voto e poi ti dimentichi tutto ( “Organizzazione Internazionale”, che come fatto nella mia facoltà si è rivelato noioso e completamente inutile)

·         Gli esami con una  scarsa o nulla utilità pratica ma dove però il Professore da 30 praticamente a tutti (“Diritto Italiano della Pesca Sportiva”)

·         Gli esami su una qualche materia che molto difficilmente ti toccherà poi gestire in ambito professionale (quando ho fatto l’Università ho deciso che Diritto Canonico e Diritto Ecclesiastico rientravano in questa categoria…).

Se hai già un lavoro che ti aspetta finita l’Università (papà è un professionista di successo e appena ti laurei entri nello Studio) magari puoi usare criteri come quelli sopra indicati. Altrimenti  conviene  cercare di selezionare i complementari sulla base della loro potenziale utilità per la futura ricerca per il “post-laurea”  

SECONDA CONSIDERAZIONE:  A mio parere, il suggerimento di essere flessibili riguarda più che altro la scelta del primo lavoro. Come ho scritto in passato di questi tempi il primo lavoro che si riesce ad agguantare non è mail “il lavoro ideale”, a quello ci si arriva, se ci si arriva, più in là, dopo aver cambiato posto e tipologia di lavoro (e aver scoperto nel frattempo che cosa realmente ci piace fare).Questo non vuol dire accettare un lavoro che non ha nessuna attinenza con il nostro percorso universitario, semplicemente non aspettare di entrare nel mondo del lavoro che ci si presenti quello che noi a tavolino abbiamo giudicato essere il nostro "lavoro ideale". 

Poi anche in Università bisogna essere flessibili e, a meno di essere certissimi del percorso professionale che si intende percorrere fuori dall'Università,  conviene non iper specializzarsi (anche perché magari poi dopo esserci laureati corriamo il rischio di scoprire che ci siamo iperspecializzati in qualcosa che nella pratica non ci piace poi così tanto…). Ritengo però che durante l’Università ci si possa rendere conto dei percorsi professionali che, tra quelli disponibili per chi segue il nostro corso di laurea, NON ci piacciono e allora si cerca di “specializzarsi” in quelli che sembrano piacerci.

SULLA TESI DI LAUREA: Visto che comunque bisogna farla cerchiamo di dedicarla a un argomento (i) “spendibile” nel mondo del lavoro e (ii) che ci interessi (e comunque chiedevo sempre spiegazioni quando mi trovavo davanti un candidato che mi spiegava che il suo sogno era sempre stato dedicarsi all’internazionalizzazione delle imprese e che aveva fatto una tesi in Diritto Costituzionale)

COME RIORIENTARE IL CV? Probabilmente con un tirocinio “buono” e/o con un Master di specializzazione dedicato all’ambito professionale dove vuoi lavorare (facendo molta attenzione alla scelta del Master)


© marco bianchi – riproduzione riservata

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sabato 9 giugno 2012

IL DUBBIO AMLETICO DI MARY

Mi  è arrivato un mail con cui Mary, una neolaureata mi sottopone un suo  dubbio amletico.

IL DUBBIO
“oggi mi trovo in una situazione assurda e non so come comportarmi!!!! Dopo sei mesi di ricerca di lavoro, ora sto lavorando in un'azienda con un contratto di apprendistato di 24 mesi (cosa non da poco oggi e con le notizie che ascolto ogni giorno).

Ieri, poi, ho ricevuto una risposta ad un'application che avevo inviato a Parigi, per uno stage presso la XXXX (saranno 2/3 anni che invio la application). Mi offrono di iniziare lo stage il 2 luglio, con pochissimo preavviso perchè hanno avuto una cancellazione. Cosa fare? Era un'opportunità che aspettavo da anni! Ma lasciare un lavoro appena iniziato, con uno stipendio per uno stage? si, in una istituzione prestigiosissima, ma poi? non penso io possa sospendere il contratto di apprendistato...ciò vuol dire che a settembre di ritorno da Parigi dovrei cercare nuovamente lavoro..sono confusa! Cosa ne pensa? Grazie. Mary”
LA MIA RISPOSTA

Mary mi dice che sta facendo un contratto di apprendistato ma non racconta che tipo di lavoro svolge. Credo che Il “peso” di questa opportunità  lavorativa  dipenda da due variabili, ovvero:

1. Il  lavoro che svolgi rappresenta per te una esperienza professionalizzante, nel senso che è collegato con il tuo percorso universitario, e che quindi ti permette di  aggiungere competenze alle conoscenze professionali che hai acquisito in università, di fare esperienza (gli annunci “cercasi neolaureato con uno due anni di esperienza”…..) ? Oppure è soltanto un lavoro che ti permette di portare a casa uno stipendio, (fatto comunque assolutamente non banale di questi tempi …), che ne so, tipo assistente magazziniere in un grande supermercato, ma che non ha nessuna attinenza con il tuo percorso universitario e soprattutto con il percorso professionale e di vita che ti sei immaginata?  
2. Il lavoro che fai (assumiamo anche che sia un lavoro del tutto congruente con il tuo percorso  universitario) e l’ambiente dove lavori ti piace. Oppure il capo è un imbecille, e odi i colleghi che ti stanno intorno e sei sull’orlo di una crisi di nervi?

E invece quanto vale lo stage di tre mesi presso la prestigiosissima istituzione? Al momento, almeno apparentemente, vale  abbastanza, tanto da darti una scossa di adrenalina quando ci arrivi al primo giorno, ma poi? Tre mesi sono troppo pochi per imparare veramente, al limite riesci a capire come funziona la prestigiosa istituzione. Fa Curriculum è vero ma  non in maniera spropositata (sono solo tre mesi). Se a settembre devi tornare a casa e poi non riesci ad agguantare un altro lavoro che fai? Depressione?. Ulteriori problema che salta all’occhio di un selezionatore  che ti incontra dopo che sei tornata: “Ma questa cosa vuole fare nella vita, non è che la selezione e poi dopo sei mesi sparisce per andare a fare uno stage a New York?".

LE MIE CONCLUSIONI (QUELLO CHE FAREI IO)
1. Se hai  maturato un odio profondo per l’ambiente dove lavori scegli lo stage a Parigi e incrocia le dita sapendo che potresti dover ricominciare la ricerca daccapo.
2. Se fai la aiuto magazziniera in un Supermercato, ed hai un minimo di autonomia economica, considera la possibilità di scegliere lo stage a Parigi e incrocia le dita. A quaranta anni con una famiglia alle spalle non potresti farlo ma alla tua età si.
3. Il lavoro che fai è un lavoro professionalizzante? Rimane dove sei e dimentica i tre mesi estivi a Parigi. Al termine del periodo di apprendistato sarai una “neolaureata con esperienza” e  comunque a partire dal 18° mese potrai pensare a trovare un lavoro più interessante e ad iniziare a guardarti attorno e a rispondere ad annunci con una marcia in più. Come credo di avere scritto già sul blog è quasi impossibile che il primo lavoro che agguantiamo sia quello ideale, di solito al lavoro ideale ci si arriva cercando un lavoro che ci sembra più interessante e cambiando posto di lavoro. Ma questo puoi farlo con calma e senza troppo angoscia se intanto un lavoro lo hai già.  Se lo fai da disoccupata appari meno interessante al selezionatore (e comunque sei molto più stressata …).
Spero di essere stato utile (o quantomeno non inutile) e se vuoi fammi sapere.....
© riproduzione riservata 

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domenica 3 giugno 2012

“E LUNEDI COMINCIO LA MIA ESPERIENZA PROFESSIONALE”

Il messaggio mi arriva da un neolaureato (in giurisprudenza) che mi chiede consigli. Domani comincia la sua (credo prima) esperienza professionale (è uno stage, spero/credo che sia previsto un rimborso e comunque la società è di tutto rispetto).  

 La risposta, almeno dal mio punto di vista, o per dirla tutta, alla mia età, è abbastanza semplice e la ripropongo qui perché ritengo che, nella sostanza, possa essere utile a tutti coloro che, di questi tempi, riescono ad agguantare un primo lavoro (fosse anche soltanto uno stage “buono”) abbastanza semplice rispondere (e sarò, almeno, relativamente “telegrafico”):
1.            Dato per scontate le conoscenze acquisite, il target è acquisire le competenze, ovvero la capacità di applicare le conoscenze al caso concreto. Ai miei 110 e Lode neolaureati la prima cosa che mi toccava insegnare è come si scrivono una lettera, un memo interno, un mail ad un collega.
2.            Ipersemplificando ai “clienti” (tutti quelli che ci coinvolgono / con cui interagiamo su una data questione)  non importa nulla del diritto e delle elucubrazioni giuridiche che ci tocca fare per arrivare ad una conclusione: il nostro compito è risolvere i loro problemi. Per il "cliente" la risposta ideale non è una dotta dissertazione, ma un breve conciso si o no (o in molti casi, “ difficile dire se è si o no, però, soppesati, i rischi io farei così”, che bello, pensa il cliente,  qualcuno che decide per me). Di solito il neolaureato è ancora troppo inesperto per poter svolgere questo ruolo ma è importante che ne sia consapevole.
3.            I "clienti", tutti anche quelli che vi sembrano insopporabili, sono importanti: senza di loro noi (voi) non avremmo ragion d’essere.
4.            Se un cliente nuovo porta un problema piccolo e banale, affrontatelo  con la massima attenzione. Per il cliente il problema è importante, e se lo affrontare bene e velocemente, di solito il cliente ritorna magari con qualcosa di più interessante.
5.            Comportatevi  come delle spugne e cercate di assorbire tutto quello che succede intorno a voi: comportamenti, modi di fare e di relazionarsi: si chiama esperienza.
6.            Se partecipate ad una qualche riunione con un collega più esperto eviti di dare suggerimenti al collega. Parlate pure con il collega più esperto,  ma alla fine della riunione.


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mercoledì 16 maggio 2012

DOMANDE (VOSTRE) E RISPOSTE (MIE) XXI PUNTATA

DOMANDA: COME CANDIDARSI ALLA NUOVO PIGNONE? D’istinto ho pensato “che domanda, vai sul sito della Nuova Pignone” (che su internet non c’è …..).  Non so neanche se la Nuovo Pignone è ancora una società o soltanto un “marchio”, in quanto ormai fa parte del Gruppo General Electric, megamultinazionale americana. Quindi per candidarsi il link è al sito Italiano di Ge. Poi si clicca su opportunità di lavoro, si inserisce una qualche area di attività (io ho inserito “Engineriing) e una location e ti compaiono le offerte del momento.
http://www.ge.com/it/

DOMANDA: AIGI ME LA CONSIGLIATE?  La domanda è di un laureato in Giurisprudenza, in quanto AIGI è l’acronimo di Associazione Italiana Giuristi d’Impresa. Consiglio  l’iscrizione . Se sei iscritto l’AIGI ti notifica tutte le ricerche di giuristi d’impresa che riceve dalle aziende (non solo neolaureati ovviamente) che sovente canalizzano direttamente, o in via preliminare, la loro ricerca su AIGI prima che su media non professionali. La AIGI organizza poi un Master per Giuristi di Impresa in collaborazione con JLS, dove solitamente io faccio una lezione (dedicata alle joint venture). A mio parere è un buon Master, è ben organizzato, i docenti sono selezionati (sono praticamente tutti Giuristi di Impresa, o ex Giuristi d’Impresa che lavorano in Studi legali medio grandi), costa ma non è tra i più cari e può fungere da “ufficio di collocamento informale”. Sicuramente fa curriculum.
DOMANDA: NEL CV BISOGNA SEMPRE SCRIVERE LA VOTAZIONE DI LAUREA OTTENUTA? Nel CV ovviamente puoi scrivere o non scrivere quello che vuoi. Detto questo la risposta è ovviamente Si. Se non lo fai il selezionatore  lo nota subito e se c’è una cosa che non apprezza è scoprire “un vuoto” nelle informazioni offerte nel CV (“Perché non mette il voto? Perché non spiega che cosa ha fatto in questi due anni per cui c’è un “vuoto” nel CV?”)

DOMANDE: COME SI SCRIVE UN CV PER UN NEOLAUREATO? UN CV PER UN NEOLAUREATO IN GIURISPRUDENZA? UN CV PER UNA NEOLAUREATA IN GIURISPRUDENZA? COME SI SCRIVE UNA LETTERA DI PRESENTAZIONE? COME SI SCRIVE UN CV EUROPASS PER NEOLAUREATI? Ragazzi ho dedicato due capitoli di “Mi sono laureato! E adesso?” a come si scrive un CV e nel libro ho esso svariati esempi d CV ad hoc e di lettere di presentazione (e so, c’è anche un esempio di CV Europass compilato). Se avete ancora dei dubbi fate delle domande specifiche
DOMANDA: COSA SIGNIFICA RAL: Retribuzione Annua Lorda. Se vai sul sito di Miojob è inserisci la tua RAL  il sito ti calcola la retribuzione netta.


DOMANDA: PER LA PRATICA FORENSE MEGLIO UNO STUDIO GRANDE O UNO PICCOLO?. La domanda viene da un neolaureato in giurisprudenza, ma immagino che la risposta possa essere utile anche a laureati in Economia che vogliono fare i commercialisti. In realtà dipende da chi è il tuo capo e dalla sua disponibilità / attitudine ad essere non solo “il capo” ma anche un “maestro” che ti trasferisce la sua esperienza e ti  insegna. Detto questo lo “Studio Grande” è più noto e quindi il selezionatore probabilmente lo conosce di fama. Probabilmente non è così per uno Studio piccolo (anche se con un “capo” di assoluto valore).




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lunedì 14 maggio 2012

LA DOMANDA DI MARIA JOSE' (MAI DOMANDE CON RISPOSTE FACILI, NE'?)

La domanda di Maria Josè, una delle fan della prima ora di "Mi sono laureato! E adesso?" è la seguente:

"La crisi è un momento per far emergere i talenti nelle imprese (che devono massimizzare i potenziali delle risorse impiegate) o un momento in cui è ancora più difficile in Italia sormontare il fenomeno della raccomandazione?" (indipendentemente se a tale ultima nozione si voglia dare un'accezione negativa "all'italiana" o più anglo-americana)".

In realtà è una domanda "multi strati". Allora ...
L'EMERSIONE DEI TALENTI 1  (per chi  già lavora). Nella mia esperienza spesso lavorare in una situazione organizzativa non sufficientemente strutturata e con risorse insufficienti facilita l'emersione dei talenti. E' più facile farsi notare, e notare chi è veramente capace e offre un contributo a reggere la baracca in attesa di tempi migliori. Al contrario quando le risorse sono sufficienti (o più che sufficienti, diciamo pure un pochino ridondanti)  e tutto va bene, ognuno ha il suo spazio ben delimitato, non c'è bisogno di efficienza, e forse non c'è bisogno neppure di tutti questi "talenti" (tanto tutto va bene...). E magari in questa situazione prospera la raccomandazione (tanto tutto va bene, non si avverte il bisogno di efficienza e di talenti).
P.S. Attenzione in tempo di recessione l'emersione, ed il riconoscimento, del talento non significa necessariamente qualcosa di tattile (aumenti, promozioni): bisogna pur sempre tagliare o costi. Speriamo che si ricordino del talento quando la situazione migliorerà un poco ...
L'EMERSIONE DEI TALENTI 2 (per chi ancora non lavora). Questo l'ho già scritto in passato: a mio parere se chi cerca si trova in una situazione organizzativa non sufficientemente strutturata e per giunta la recessione lo costringe a tagliare i costi, se mai si trova ad essere obbligato, per necessità, ad assumere per forza cerca un talento non certo un raccomandato-
LA CRISI PER SORMONTARE IL FENOMENO DELLA RACCOMANDAZIONE: Nel senso più deteriore di raccomandazione  la crisi ne limita l'efficacia: "Qui non c'è più trippa per gatti, neppure per i raccomandati". Se per raccomandazione intendiamo (l'accezione anglo-americana...) il passaparola, probabilmente la crisi non la influenza, o forse la favorisce, nel senso che qualunque segnalazione di un potenziale talento va bene, da qualunque parte arrivi, tantopiù se consente  all'azienda di soddisfare rapidamente una necessità di trovare una persona necessaria che manca o che deve sostituire un "talento" che ha cambiato lavoro.. 

Almeno questa è la mia opinione ........ 



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sabato 21 aprile 2012

DOMANDA DI ANONIMO: MI SONO LAUREATO E ADESSO COSA FACCIO? (II PARTE)

Nella prima parte di questo post ho cercato di delineare i primi passi che il neolaureato deve fare nel predisporre il suo personale business plan per entrare nel mondo del lavoro: Market Intelligence e Target Setting.
In estrema sintesi, fermati e pensa per tutto il tempo necessario al percorso di carriera, che vorresti fare, verifica quanto il percorso di carriera che ti sei immaginato sia compatibile con l’appetibilità contingente della laurea che ti sei guadagnato. Cerca di informarti: leggi, magari il libro che ho scritto, Mi sono laureato! E adesso?, o vai su Internet e cerca di capire come muoverti,  vai a dare un’occhiata al Job Placement della tua Università, vai sul sito di Alma Laurea e guardati l’ultimo rapporto sullo stato occupazionale
Se concludi che le prospettive siano scarse (“le lauree deboli”) valuta la possibilità di re-indirizzare la tua ricerca di un posto di lavoro e di una crescita professionale

ESEMPIO: Ti sei laureato in Letteratura Bizantina  (è un esempio ….) e ti rendi conto che le ricerche di neolaureati in letteratura bizantina negli ultimi tre anni sono state pari a 0?. Più genericamente hai una laurea umanistica (quelle che alla radio ho sentito definire “lauree deboli”) e ti rendo  conto che il tasso di prima occupazione dei neolaureati della tua facoltà (visti anche i tempi e la recessione) è bassissimo? Scoraggiarsi non serve a niente  e comunque la laurea ti ha dato un bagaglio culturale che ti rimarrà per tutta la vita. Poi ci vuole un lavoro ….

SUGGERIMENTO: fare un Master (di quelli buoni, operativi, con docenti che nella vita praticano quello che ti insegnano) che ti faccia acquisire una professionalità in un ambito diverso da quello che ti sei laureato (esempio Master in Gestione Risorse Umane + Master in Marketing e Comunicazione) così da crearti una “professionalità aggiuntiva” da spendere insieme ed in aggiunta alla tua Laurea. Per fare un esempio, come ricordo spesso ai neolaureati in Giurisprudenza, in Inghilterra per fare l’avvocato (“solicitor”) basta una laurea qualsiasi anche non in legge, basta fare due anni di scuola post-laurea, passare l’esame e voilà sei un solicitor (anche se magari ti eri laureato in chimica o in letteratura bizantina). Oltretutto se nel Master ti fai notare e i docenti lavorano nel settore di cui sono stati chiamati a parlare magari il Master diventa una specie di Ufficio di Collocamento alternativo.

E POI? E poi la solita trafila, il CV per vincere la concorrenza, la ricerca delle opportunità di lavoro (il terzo post  di questa serie lo dedicherò ai siti internet che è il caso di consultare periodicamente / a cui iscriversi), i colloqui di selezione e prima d farli cerchiamo di capire come di affrontano, e poi ancora CV e ancora colloqui, alla ricerca del primo lavoro (o di un tirocinio serio che ti permetta di rispondere agli annunci che cercano “(neo)laureati con un minimo di esperienza …….).


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mercoledì 21 marzo 2012

DOMANDA DI ANONIMO: MI SONO LAUREATO E ADESSO COSA FACCIO?

La domanda mi ha colto un poco di sorpresa ("ma come ci ho scritto un libro ..."). Nondimeno l'interrogativo di questi tempi è sempre meno banale e vale la pena di spenderci ancora un post. Diciamo innanzitutto che non basta preparare un CV (che sembra una cosa facile, ma in realtà non è così  ….), spedirlo a raffica a tutti i potenziali datori di lavoro e poi aspettare.    
Proviamo ad ipotizzare l’ipotetico Business Plan di un neolaureato.
LA PRIMA COSA DA FARE. Probabilmente la prima cosa da fare appena dopo la laurea è quella di dedicare un po' di tempo a riflettere e prendere consapevolezza, con sano realismo:

  • della situazione economica in cui vivono l'Italia e l'Europa (non che non ci fosse chiara quando eravamo in Università, ma adesso riguarda proprio noi ...),
  • delle prospettive disponibili per la Laurea che ci siamo presi. Potete andare a consultare l'ultimo rapporto di AlmaLaurea e vedere come siete messi, ma nella sostanza, se sei un laureato "tecnico" (Ingegneria, Ingegneria Gestionale, Matematica, Statistica, Economia, per fare degli esempi) sei messo/a comunque meglio di tutte le lauree umanistiche che arrancano disperatamente, e
  • delle prospettive disponibili nella città / nella provinvia dove vivi. Sui giornali leggiamo periodicamente che l'unica alternativa è andare all'Estero. Può darsi, però prima che all'Estero probabilmente dovremmo prendere in considerazione la mobilità in Italia. Osservazione banale: da quel che vedo sui siti internet che pubblicano ricerche di personale ci sono aree territoriali che presentano maggiori possibilità che non altre (a un certo punto della mia attività, a Torino, mi sono in effetti chiesto perchè i pugliesi rappresentassero il 40% dei candidati che vedevo ed il 20% dei miei collaboratori).
LA SECONDA COSA DA FARE: Dopo aver capito “dove siamo” la seconda cosa da fare è capire in che direzione (professionalmente parlando) vogliamo muoverci (e non è sempre facile, perché magari per i neolaureati le prospettive professionali – ho detto professionali non lavorative - teoricamente sono più d'una.
Sfortunatamente, non avendole mai praticate, per i neolaureati scegliere non è sempre facile.
IMPORTANTE  Dovete darvi delle priorità. Non potete cercare di seguire contemporaneamente tutto quello che potenzialmente vi sembra interessante (“Vorrei dedicarmi alla programmazione urbanistica multi territoriale  ma forse vorrei anche andare a passare un periodo all’estero, così miglioro il mio Inglese, magari alla fine della stagione agonistica della squadra di pallavolo dove gioco e mi diverto moltissimo e in fin dei conti siamo primi in classifica”). Forse in Università eravamo abituati ad avere molti interessi in contemporanea, e riuscivamo pure a gestirli, ma post laurea bisogna scegliere una priorità nel tentativo di crescere professionalmente.

L’OBBIETTIVO: Da neolaureati l’obbiettivo principale probabilmente dovrebbe essere quello di trovare un primo lavoro in qualche maniera coerente con quello che abbiamo studiato in Università. Dico “in qualche maniera” per spiegare che non necessariamente il primo lavoro che riusciamo ad agguantare è il lavoro che ci piace, quello che desideravamo o che ci immaginavamo quando eravamo in Università. L’importante è acquisire esperienza e competenze (le “conoscenze” professionali dovrebbe avervele date l’Università ….), una qualche indipendenza economica, la conoscenza di come gestirsi e gestire i rapporti impersonali sul posto di lavoro. Se guardate gli annunci di ricerca del personale vedete che sovente le aziende cercano neolaureati con uno-due anni di esperienza. Ma a questo punto, se scoprite che il primo lavoro che avete agguantato proprio non vi piace, non è quello che immaginavate, non siete più dei neolaureati senza esperienza professionale e per voi sarà è più facile (meglio meno difficile) cambiare lavoro dall’interno, quando ormai siete già entrati nel mondo del lavoro …..  

Con linguaggio aziendale potremmo concludere che abbiamo concluso le prime due fasi del nostro Business Plan: Market Intelligence (“ragionare su quello che c’è li fuori, nel mondo del lavoro”) e Target Setting (“”decidere quale obbiettivo ci poniamo sulla base di quello che abbiamo concluso alla fine della nostra personale Market Intelligence”). A questo punto arriva la seconda parte del Plan, ovverosia la pianificazione di quello che possiamo fare per cercare di raggiungere l’obbiettivo. Ma su questa parte, pazienza che ci faccio un secondo post.


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martedì 20 marzo 2012

DOMANDA: MA L'UNIVERSITA' PREPARA AL MONDO DEL LAVORO?

E la domanda, che già ho visto girare su altri siti e pagine FB è arrivata anche qui.

Fatte le dovute eccezioni per singole sedi Universitarie che sicuramente cercano di farlo, dubito assai che l'"Istituzione Università" ci prepari al mondo del lavoro (o a quello che ne rimane nell'attuale clima di recessione).  Ricordo ancora tre o quattro anni fa l'arrabbiatura che mi sono preso quando sulla prima pagina del Sole 24 Ore ho letto l'intervista ad un Magnifico Rettore che con tutta tranquillità diceva che "non è un compito dell'Università preparare i giovani al mondo del lavoro, quanto piuttosto fornirli di conoscenze". Affascinante affermazione: l'Università come una "Torre d'Avorio" affascinante per chi ci sta dentro, ma quando poi sei fuori .....

Iscriversi all'Università perchè si ha sete di conoscenza? Perchè no. Ma è anche vero che la stragrande maggioranza dergli Universitari ambirebbe anche ad acquisire delle conoscenze non per finalità meramente culturali ma anche per costruirsi un futuro (necessariamente anche lavorativo), proprio sulla base di quanto si è appreso in Università. Ma allora bisognerebbe che oltre alle conoscenze l'Università ci trasmettesse non soltanto "la conoscenza" ma anche le competenze per applicarla alla pratica  professionale. A sentire quelli che nel mondo del lavoro ci stanno già (e l'ho scritto su "Mi sono laureato! E adesso?" e ho fatto dei post su questo blog riportando commenti e dichiarazioni) parrebbe che ciò non accada. Teoria e pratica in Università dovrebbero andare a braccetto (con buona pace delle convinzioni del Magnifico Rettore di cui sopra .....).

(c) riproduzione riservata

lunedì 12 marzo 2012

DOMANDA: COSA REGALARE AD UN NEO-LAUREATO (LAUREA BREVE)

E' attraverso una ricerca basata su con questa domanda irrisolta che uno dei lettori è arrivato su questo blog. Con lo spirito di servizio che mi contraddistingue provvedo a rispondere affontando la questione in maniera logica e consequenziale (come se fosse un problema aziendale che mi viene sottoposto).

1. PREMESSA: tutto dipende dai quattrini che vuoi / puoi spendere e dal tuo grado di relazione con il neolureato triennale..

2. SOLUZIONI:
2.1. SOLUZIONE A: Fai un regalo futile e divertente (due biglietti per la partita della squadra del cuore, due biglietto per il prossimo concerto,  una vacanza al mare, l'IPod, Kindle E-book reader)
2.2. SOLUZIONE B: Fai un regalo utile e divertente: regali "Mi sono laureato! E adesso?"
2.2. SOLUZIONE C: Fai un regalo utile (per l'amato figlio / figlia neolaureato/a); Sranzi una somma per un Master di quelli buoni / per un corso accellerato d'Inglese a Londra o Dublino

lunedì 27 febbraio 2012

DOMANDE (VOSTRE) E RISPOSTE (MIE) (SORRY HO PERSO IL CONTO DEI POST CON QUESTO TITOLO)

DOMANDA 1: PUO' INDICARE HEADHUNTER PER NEOLAUREATI? Headhunter ovvero cacciatori di teste? Non ci sono cacciatori di teste per i neolaureati, ci sono troppi neolaureati e non ci sarebbe storia nella caccia. Gli Headhunter al limite ti cercano quando hai fatto carriera, o comunque hai qualche anno di esperienza, magari stai  su Linkedin e lavori per un'azienda / uno studio / una istituzione importante. Interpretando la domanda però confermo che ci sono degli intermediari tra i neolaureati e o datori di lavoro, che spesso affidano ad una società esterna il compito di fare le prime scremature dei neolaureati che si autocandidano o che rispondono ad un annuncio dell'azienda. Si tratta un primo luogo delle agenzie di lavoro interinale (inutile che vi faccia i nomi, dovreste conoscere le agenzie che avete in zona). Non so quanto sia indicativo ma delle me tirocinanti avevano provato a lasciare i loro CV presso delle agenzie (fatti bene non quella boiata dl CV Europass) e in effetti erano state richiamate (purtroppo con offerte che peraltro non erano di loro interesse al punto da mollare il tirocinio). L'unica società di cui sia a conoscenza che raccoglie i Cv di neolaureati per poi fare loro  dei colloqui e mettere tutto in una banca dati che offre alle aziende che cercano neolaureati è la bachelor (vedi il link qui sotto) con sede a Milano (ma bachelor ha un network europeo).
http://www.bachelor.it/

DOMANDA 2: CON UNA RAL (RETRIBUZIONE ANNUA LORDA) DI 35.000 EURO QUALE SARA' IL MIO STIPENDIO NETTO?
La retribuzione netta può variare da Regione a Regione, in considerazione delle imposte regionali che il datore di lavoro versa alla Regione, in quanto sostituto d'imposta, decurtandole dalla RAL (ma non ci sono solo le Regioni che confidano nella tua RAL per raggranellare dei soldini .....).  Come ho scritto nel post che ho pubblicato il  7/2/2012 se andate sul sito di miojob ed indicate la Regione dove lavorate potete farvi il calcolo.

Ad ogni buon conto io ho fatto il conto, prendendo come regione di riferimento la Lombardia: con 35.000 Euro di RAL ti becchi 23763,87 Euro annui che divisi per 13 mensilità fanno 1827,99 Euro al mese.

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domenica 29 gennaio 2012

LE DOMANDE VOSTRE ( E LE MIE RISPOSTE)

Nel caso qualcuno avesse dei dubbi, vi confermo che potete farmi delle domande, e se non si tratta di interrogativi metafisici, e se penso di avere la risposta, ben volentieri ve la racconto.

Per fare le domande basta che andiate sulla pagina FB di "Mi sono laureato! E adesso" dove (a sinistra!) è indicata la mia mail di contatto. (Inutile dire che se vi comprate il libro già trovate un mare delle (mie) risposte)

giovedì 12 gennaio 2012

LE DOMANDE DI UNA NEOLAUREATA E LE MIE RISPOSTE

A margine del mio post "LA LETTERA DI PRESENTAZIONE (III)" Cecilia mi ha inviato un mail con alcune domande su CV e lettera di presentazione. Considerato che possono essere interessanti per tutti i neolaureati le ripropongo qui con le mie risposte.
LE DOMANDE
"Buongiorno dott. Bianchi,
innanzitutto grazie per il suo libro e il suo blog, molto utili a noi neolaureati!
Preparando cv e lettera di presentazione mi sono sorti dei dubbi:
- la lettera di presentazione deve essere inserita come allegato o nel corpo mail?
- ha senso indicare nelle "conoscenze informatiche", oltre agli applicativi Office, browser di navigazione (google chrome, mozilla, safari, internet explorer, ecc) e social networks?
- bisogna indicare se tirocini/lavori erano full o part time?
La ringrazio molto se vorrà rispondermi, buona giornata!"
LE RISPOSTE
Buongiorno Cecilia,
Innanzitutto grazie a Lei per le parole di apprezzamento del libro.  Venendo alle sue domande:
la lettera di presentazione deve essere inserita come allegato o nel corpo mail? Personalmente preferisco metterla in allegato per una serie di ragioni. In primo luogo la lettera di presentazione dovrebbe avere la stessa dignità “formale” del CV e con il mail hai meno impostazioni grafiche a tua disposizione che non quelle di word. Anche da un punto di vista estetico se stampi un mail o una lettera in word l’impatto di chi legge è diverso, nel senso che la lettera (almeno a me) appare a prima vista più ordinata. Se poi metti la lettera in allegato nove selezionatori su dieci la stampano e la conservano insieme al CV e non c’è il rischio che, quando gli serve, non trovino più / abbiano cancellato il mail con cui inviavi il CV.
ha senso indicare nelle "conoscenze informatiche", oltre agli applicativi Office, browser di navigazione (google chrome, mozilla, safari, internet explorer, ecc) e social networks? Dipende in cosa ti sei laureata. Per esempio se ti sei laureata in architettura  o in Ingegneria Informatica è sicuramente utile indicare nel CV che conosci i principali software professionali di quel settore. Stessa cosa se ti sei laureata in giurisprudenza e conosci / ai consultare i principali motori di ricerca / banche dati giuridiche. Se parliamo di software / applicazioni generiche, ti sei laureata in Economia e hai mandato un CV per entrare in uno Studio di Commercialisti non serve granché indicare che sai usare benissimo PhotoShop e simili. Sui social network sono perplesso (oltretutto bisognerebbe avere una bacheca ripulita da commenti / esclamazioni / resoconti troppo personali. Utile invece avere una pagina su Linkedin (nel CV puoi indicarla nelle informazioni di contatto, sotto il tuo indirizzo mail)
bisogna indicare se tirocini/lavori erano full o part time – il tirocinio, curriculare o post-laurea, è un plus nel CV è tanto più è lungo tanto più ha valore (un tirocinio di un mese non vale molto perché il tempo non è sufficiente per imparare). Perché scendere in dettagli nel CV (tirocinio part-time..) che “accorciano” la durata del tirocinio? In questoi casi evitiamo i dettagli ....
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venerdì 23 settembre 2011

DOMANDA: "MA SUL POSTO DI LAVORO SONO MEGLIO GLI UOMINI O LE DONNE"?

La domanda mi è stata rivolta durante una delle interviste che ho fatto (quella a la 3TV). Non avevamo concordato nulla sul contenuto dell'intervista e sulle domande che mi avrebbero fatto. Sono rimasto un po' li perchè non mi aspettavo la domanda e poi ho risposto

Riporto la mia risposta (che è un'opinione quindi tutti possono dissentire):

"Premetto che ritengo sbagliate le generalizzazioni, quindi parlare di uomini v. donne in senso assoluto è sbagliato. Premetto anche che sul lavoro quello che conta è il cervello, il carattere e la capacità di inserirsi nel team che già esiste. Detto questo nella mia esperienza personale ho notato che, mediamente, ed essendo obbligato a fare delle generalizzazioni, gli uomini sono più attratti dalla carriera, dallo status, dai gradi che lentamente riescono a conquistarsi. Sempre mediamente le donne sono più curiose, hanno una maggior passione per imparare, per farsi esperienza e dimostrare che sanno fare. Prima dello "status" vogliono conquistarsi "il ruolo" . Mediamente le donne sono più "fedeli", non so trovare un'altra parola".  

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